Le sei contrade

 

 

CASOLE CAMPAGNA

Colore di rappresentanza: Arancione

Capitano: Antonio Tramonte

Presidente: Marco Maffei

Palii vinti: 3

Casole Campagna è senza dubbio la contrada più grande, sia dal punto di vista territoriale che da quello di numero di contradaioli. Comprende, appunto, tutta la campagna circostante il Paese, come le zone “La Corsina” e gli “Orli”.

I palii vinti risalgono agli anni 1988, 1999 e al palio straordinario del 2011, tenutosi in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Il “cencio”, dipinto da i ragazzi della scuola media Arnolfo di Cambio di Casole d’Elsa, è stato conquistato con il cavallo Intiveddau e il fantino Luca Minisini.

 

CAVALLANO

Colore di rappresentanza: Bianco e Verde

Capitano: Franco Bianciardi

Presidente: Enrico Signorini

Palii vinti: 5

Cavallano è una delle contrade più antiche, anche se le vittorie risalgono maggiormente a tempi recenti (dal 2000 ha ottenuto 4 vittorie). Il suo territorio interessa, appunto, la frazione Cavallano, poco distante dal Paese.

I palii vinti risalgono agli anni 1983, 2001, 2006, 2010 e l’ultimo nel 2014. Il “cencio”, dipinto da Renato Ferretti, è andato alla contrada Cavallano grazie all’accoppiata cavallo-fantino Narcisco -Simone Mereu.

 IL MERLO

Colore di rappresentanza: Bianco e Nero

Capitano: Francesco Giuliani

Presidente: Jonathan Marranci

Palii vinti: 6

Il Merlo è una delle tre contrade nate dopo il 1976. Infatti, in questo anno, la contrada Cavallano subì una divisione, appunto, in Cavallano (stesso) ed una nuova contrada Il Merlo.

Occupa la frazione omonima Il Merlo, confinante con la frazione Cavallano, da qui nasce la grande rivalità.

I palii vinti risalgono agli anni 1978, 1990, 1995, 1997, 2002 e l’ultimo nel 2012. Il “cencio” è stato dipinto da Giuseppe Ciani ed è stato conquistato con il cavallo Nottifrimmesmai e il fantino Angelo De Pau.

MONTEGUIDI

Colore di rappresentanza: Giallo e Bianco

Capitano: Andrea Pieragnoli

Presidente: Ivan Ceccherini

Palii vinti: 7

Monteguidi è una delle contrade più antiche nella tradizione del Palio, presente anche come tenuta agricola negli anni del 1800.

Il suo territorio interessa la frazione Monteguidi appunto, distante circa 10 km dal Paese.

I palii vinti risalgono agli anni 1982, 1987, 1991, 1998, 2004, 2009 e l’ultimo, dipinto da Cecilia Rigacci nel 2017,  con il cavallo mezzosangue Quan King montato dal  fantino Jacopo Pacini

 

PIEVALLE

Colore di rappresentanza: Giallo e Rosso

Capitano: Bruno Gazzei

Presidente: Andrea Canocchi

Palii vinti: 6

Pievalle è una delle contrade più recenti, nata nel 1984, dopo la divisione di Casole Paese in Pievalle e Rivellino e da qui nasce, infatti, la grande rivalità fra le due contrade. Il suo territorio comprende la parte più a nord del Paese, partendo da Via Roma fino a metà Via Casolani.

I palii vinti risalgono agli anni 1992, 1994, 2003, 2005, 2007 e l’ultimo nel 2013. Il “cencio”, realizzato da Paola Imposimato, è stato vinto grazie al cavallo Narcisco e il fantino Simone Mereu.

 

RIVELLINO

Colore di rappresentanza: Rosso e Nero

Capitano: Mirco Berti

Presidente: Marco Socci

Palii vinti: 10

Rivellino è una delle contrade più recenti nata dalla divisione di Casole Paese nel 1984. La sua più grande rivale è la contrada delle Pievalle, confinante con il suo territorio; esso infatti prende la parte sud del Paese, dalla Località La Concia fino a metà Via Casolani..

I palii vinti risalgono agli anni 1985, 1986, 1989, 1993, 1996, 2000, 2008, 2011, 2015 e l’ultimo nel 2016 con il cavallo Narcisco montato da Simone Mereu.

Casole nell’antichità

Il territorio dell‘attuale comune di Casole d‘Elsa, incastonato tra le prime propaggini delle Colline Metallifere, lambito dal corso dei fiumi Cecina ed Elsa e dal massiccio della Montagnola Senese, ha rappresentato fin dai primordi un luogo importante non solo per lo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche per l‘ubicazione lungo importanti vie di comunicazione tra le diverse zone della Toscana centro-occidentale e di penetrazione verso l‘interno. Le prime tracce sicure di stanziamento umano risalgono ad età neolitica, documentata dai rinvenimenti di industrie litiche su scheggia in varie località del territorio (Le Gabbra, Mensano e Lucciana), che testimoniano l‘inizio del processo di stanziamento sedentario nell‘area. Se l‘età del Bronzo, caratterizzata dall‘inizio dello sfruttamento delle risorse minerarie (rame) nell‘area delle Colline Metallifere, è poco attestata, l‘età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) assume caratteri più definiti: infatti oltre a materiali sporadici come un morso equino, un fodero di spada ed un fuso in bronzo, espressione della ricca aristocrazia, si trovano sul territorio piccoli nuclei di tombe a pozzetto, come il sepolcreto de Le Gabbra, scavato alla fine dell‘Ottocento dal marchese Bonaventura Chigi Zondadari. Con l‘orientalizzante (VII secolo a.C.) e soprattutto con l‘età arcaica (VI secolo a.C.) assistiamo alla nascita di piccoli potentati locali che abitano in fattorie sparse nel territorio e traggono ricchezza dalla feracità del suolo e dal controllo delle vie di comunicazione: estremamente significativo in questo senso il ritrovamento della tomba in località La Senese, che tra le altre cose ha restituito due affibbiagli di bronzo decorati a sbalzo con scena di lotta. A questo periodo, con una significativa continuità fino ad età classica (V prima metà IV secolo a.C.), sono da riferire anche i ritrovamenti in località Le Poggiola, Cerrecchia e Mucellena. Con l‘età ellenistica (seconda metà IV- inizio I secolo a.C.) è sempre più evidente il ruolo egemone del centro di Volterra.

Il territorio subisce una profonda ristrutturazione: le famiglie gentilizie, che hanno controllato l‘area nei secoli precedenti, perdono progressivamente importanza a fronte di una continua e sempre maggiore ascesa di un ceto medio, caratterizzato da nuclei sepolcrali di strutture ipogee a pianta semplice con corredo e suppellettile di produzione o imitazione volterrana: emblematico in questo senso il caso della necropoli di Orli, dove sono documentate oltre venti tombe a camera riferibili ad un nucleo abitativo da collocarsi, verosimilmente, nel luogo dove sorgerà l‘abitato medievale di Casole d‘Elsa. Il passaggio all‘età romana non sembra caratterizzato da traumi: infatti nonostante le vicende successive all‘assedio sillano di Volterra ed alle successive rappresaglie, la vita nel territorio sembra proseguire senza evidenti rotture, come dimostra la tomba a camera scavata in località Escaiole, dove il corredo testimonia il totale inserimento nella cultura materiale romana fortemente ancorata alla tradizione etrusca nel ricorso all‘utilizzo della struttura sepolcrale ipogea. La presenza di cisterne (come a Lucciana) o testimonianze sporadiche sparse nella parte valliva del territorio testimoniano infine l‘occupazione della campagna da parte della ricca aristocrazia: importante documento di questo fenomeno è l‘ara sepolcrale marmorea, di Marco Ulpio Epaphrodito, amministratore di alcune proprietà private dell‘imperatore Traiano, recentemente recuperata nella Collegiata di Santa Maria Assunta.

 

 

                                   D                     M

                                   M VLPIO AVG LIB EPAPHRO

                                 DITO PROQ RATIONIS

                                   PRIVATAE PROC PRAEDI

                                   [ORVM TI]BVR[TI]NORVM

                                         M(ARCO) VLPIO AVG(VSTI) LIB(ERTO)

                                          EPAPHRO/DITO PROQ(VAESTORI)

                                          RATIONIS/ PRIVATAE PROC(VRATORI)

                                       PRAEDI/ORVM TIBVRTINORVM

 

IL TERRITORIO DI CASOLE D’ELSA

Casole d’Elsa

Il territorio del Comune di Casole d’Elsa, è costituito prevalentemente da medie e basse colline a coltivazione di viti, olivi e cereali, dislocate lungo lo spartiacque che le separa dall’alta valle dell’Elsa, situata nella parte nord-occidentale della Provincia di Siena, a circa 34 km dal capoluogo. I punti di riferimento più salienti sono dati, in direzione nord-sud, dalle alture di Casole (418 m), di Querceto (333 m) e di Mensano (499 m). Dal punto di vista idrografico, la località è interessata essenzialmente dal corso di due torrenti, il Senna, che scorre a est di Casole e confluisce nel fiume Elsa poco a nord di Collalto e il torrente Sellate, che ha origine dalle pendici del Monte Pilleri a ovest di Casole e descrive un’ampia curva da sud a ovest, correndo per un certo tratto in direzione parallela al fiume Cecina, prima di confluirvi. Di notevole importanza ambientale sono da considerarsi i suoi boschi, costituiti dalla Foresta di Berignone e dai boschi della Montagnola Senese. Confina con i Comuni di Colle Val d’Elsa, Monteriggioni, Sovicille, Chiusdino, Radicondoli, Castelnuovo Val di Cecina e Volterra (da N. a W. seguendo il senso orario). Si estende per una superficie di Kmq 148,63.

L’attuale popolazione residente è di 4956 abitanti.
Il capoluogo è Casole D’Elsa.
Le Frazioni principali sono 5 e più precisamente Cavallano, Lucciana, Mensano, Monteguidi, Pievescola.

VEDUTA AEREA DEL CAPOLUOGO

Le distanze dai maggiori centri sono:
Siena 36 Km
Firenze 65,8 Km
Grosseto 90 Km
Arezzo 129 Km
Pisa 160 Km
Roma 276 Km

CASOLE D ELSA

 

 

MONTEGUIDI

Monteguidi era un antico castello degli Aldobrandeschi, che alla metà del sec. XIII era già sottomesso a Siena. Aveva una forma allungata in senso nord sud, con una dimensione massima di circa 130 metri, mentre quella trasversale non superava i 40 metri. Purtroppo oggi non c’èquasi più traccia delle antiche mura, mentre sono ancora conservate le due porte poste alle estremità dell’asse maggiore. Della porta settentrionale resta soltanto un arco in pietra a tutto sesto.
La porta meridionale, è ben conservata e si compone di un arco esterno in pietra e di uno più profondo a volta, in mattoni dalla parte interna.
Delle mura si è perso invece quasi ogni traccia, salvo un brevissimo tratto di quelle di levante, rintracciabili quasi dietro la chiesa di S. Andrea. Lungo la via centrale, via Cavour, sono schierate alcune case che conservano evidenti strutture medievali e due torri in pietra. La Chiesa di S. Andrea e S. Lorenzo, situata presso la porta nord, è romanica. Trasformata dai rifacimenti subiti in varie epoche, conserva dell’edificio antico, l’arco in mattoni e conci di pietra circondato da un fregio in cotto e il piccolo portale sul fianco sinistro, con l’architrave in pietra, sorretto da due mensole.

All’interno, sul primo altare a destra è una tela di Alessandro Casolani (Mensano 1552/53 Siena, 1607), la Madonna del Rosario. Accanto alla Madonna sono rappresentati i Santi Domenico e Caterina da Siena, in basso i fedeli in preghiera e nello sfondo una chiesetta, forse quella di Monteguidi, con il popolo in processione.
E’ datata agli inizi degli anni 1590 l’attività del Casolani nel territorio di Casole e della vicina Radicondoli, ove il pittore si trasferì da Siena per qualche tempo. L’esecuzione di quest’opera dovrebbe risalire dunque a quegli anni, come dimostra anche un confronto con le opere documentate di quel tempo.
Presso la porta sud vi è la piccola chiesa della Visitazione. Monteguidi, antico castello degli Aldobrandeschi pertutto il secolo XIII, è attestato nel testamento di Ildebrandino VIII del 1208, ma lo ritroviamo poi in tutti i patti di divisione di questa famiglia. Tuttavia alla metà del secolo doveva già essere strettamente legato a Siena e godere di una certa autonomia se, nel 1251, per le discordie sorte con i comuni di Mensano e della Selva, i Senesi ne convocavano gli uomini perché si impegnassero a non provocare disordini e otto anni dopo chiesero al comune di Monteguidi di mandare 25 pedoni ben armati nell’esercito inviato a Grosseto.
Occupato temporaneamente da un gruppo di ribelli, alla cui testa era Provenzano Salvani, nel 1268 ne fu deliberata la riconquista che fu resa definitiva da una campagna militare del 1300, seguita da un formale atto di sottomissione, confermato nel 1304, quando venne concesso agli abitanti di Monteguidi un vero e completo stato di “comitatinanza”.

Dal registro preparatorio per la tavola delle possessioni del 1318, per il castello di Monteguidi apprendiamo che dentro il castello erano allora, non confinanti con le mura, cioè disposte lungo la strada centrale, 96 case, mentre a confine con le mura ce n’erano 28. Tra le case, diciamo del centro, ve ne erano due dei Malavolti, una delle quali comprendente una torre e l’altra il basamento di una torre. Nel 1339 Monteguidi faceva parte del vicariato e del distretto di polizia di Mensano. Nel 1372 gli abitanti dovettero chiedere aiuti alla Repubblica per la riparazione delle mura. Meno di mezzo secolo dopo inizia la successione rapida di queste richieste di restauro, tanto frequenti da non permettere di capire se erano dovute a continui deterioramenti delle mura o se talvolta sono ripetizioni o solleciti di domande precedenti rimaste inascoltate. Si comincia nel 1417 dopo nuova richiesta dei “poveri humicciuoli de la terricciuola” di Monteguidi per poter rifare le mura in parte cadute e in parte pericolanti. Nuovamente nel 1437 si decide di rifare dette mura, rovinate in gran parte per un terremoto, scartando anche l’ipotesi avanzata di restringere la cerchia, come si può vedere dalla delibera, che si pensa possa essere interessante riportare per intero:

“…Avuto respetto quanto sia utile quello castello in quello luogo et che si non vi fusse se vorrebbe fare, perché, ultra l’essere bellissimo sito et la frontiera ultima de nostri terreni e confini de quella parte et conforto ad Casole, Menzano, Radicondoli, Belforte et de tucta la Montagnuola et per ogni tempo grande loro riparo et battifolle ad Montecastellide Volterra. E bene che pochissimi huomini ve sieno che sonno in tucto ad numero XXXV et ad minore guardia, non di manco è veduto et bene examinato per più ciptadini et mahestri che anno veduto quello luogo che per niente se scemiel cerchio anticho, perché scemandosi vi sarà molto maiure spesa che riparare le vecchie benchè sieno fracassate et rotte, si per li terremoti et si permancamento, oltre de questo per lo sito del luogo verrebbe adsai meno forte chenon è al presente. Ma quello che seguerebbe de inconveniente grandissimo sarebbe che la maiure parte de le case de quilli povara huomini se desfarebbono, la qual cosa sarebbe uno cacciarli via et dove sono pochi al presente non ve rimarrebbe quasi persona…”

Ciò però non valse a calmare l’incalzare delle richieste che si ripetono nel 1443 e nel 1448. Pochi decenni dopo la storia si ripete: ed i documenti ci parlano ancora di rifacimenti e restauri alle mura nel 1474, nel 1480 e nel 1494. Ma ormai la storia del dominio senese, in bilico tra le spinte che arrivavano dalla politica delle grandi potenze, stava volgendo al suo epilogo e la situazione in alcune località appare piuttosto confusa. Nel 1547 il commissario di Monteguidi, come quelli di Mensano e Radicondoli, venne richiamato all’obbedienza e subito dopo le stesse comunità furono condannate per aver fornito contro gli ordini del commissario, vettovaglie e animali alle truppe spagnole. Pochi anni dopo la guerra era ormai effettiva con tutte le sue conseguenze ed il governo cercava di distribuire i propri mezzi dove gli sembrava più necessario: così gli uomini di Monteguidi ricevettero l’ordine di portare a Mensano la polvere che avevano. Verso la metà del 1554, quando la situazione stava precipitando, la posizione di Monteguidi appariva evidentemente così precaria che il governo dette ordine al Capitano Buonsignori di spostarvi subito a guardia 20 o 25 dei cento fanti inviati a Casole. Ma ormai tutto era inutile e meno di tre mesi dopo cadde Casole e con essa tutte le altre località della zona.

PIEVESCOLA

Pievescola sorge alle pendici della Montagnola, non lontano dal tracciato di fondovalle della via Maremmana.
La sua Pieve, dedicata a San Giovanni Battista, fu fondata al principio del sec. XI dalla contessa Ava di Montemaggio, che poco prima aveva fondato Abbadia a Isola. Probabilmente fece parte della comunità della Suvera. Ha uno schema basilicale a tre absidi con navate divise da pilastri quadrangolari con semicolonne addossate. La facciata, con un campanile a vela a bifora realizzato posteriormente, reca un portale ad architrave sormontata da un arco riempito e sopra una bella trifora in marmo giallo di gusto pisano lucchese, che può essere riferita al soggiorno del maestro pisano Bonamico, quando era impegnato nella pieve di Mensano.
Caratteristiche le finestrelle a croce in corrispondenza delle navate laterali, alle quali corrisponde l’altra sopra l’abside centrale, dove la croce è completata da un’espansione di base. Sul fianco destro, dove poi è stata addossata la sacrestia, era la porta laterale, che sul lato esterno mostra, attorno all’arco, una cornice sagomata di marmo chiaro. La Pieve era fortificata, poiché sulla destra di essa restano lunghi tratti della base di una cinta muraria.
All’interno, sulla parete sinistra, poggiato su due mensole aggiunte in epoca posteriore, è un prospetto di tabernacolo scolpito in marmo e strutturato come la facciata di una chiesa gotica coronata da tre cuspidi. Sulla cuspide centrale è rappresentato lo stemma della famiglia Chigi.
Questo esemplare è databile intorno alla metà del XVI secolo.

MENSANO

Affacciato sopra uno strapiombo roccioso si affaccia Mensano. La cosa che immediatamente colpisce del luogo è un panorama mozzafiato che spazia sui Monti Metalliferi.
Anch’esso feudo del vescovo di Volterra, passò sotto il dominio di Siena nel 1227 e da quel momento si ebbe un fitto insediamento di famiglie senesi: Malavolti, Saracini, Tolomei, Salimbeni. Dalla fine del secolo successivo decadde rapidamente perdendo gran parte della sua importanza militare e, nonostante alcuni lavori di rafforzamento delle mura, durante la guerra di Siena, la sua caduta seguì di pochissimo tempo la capitolazione di Casole.
Il complesso ha forma semicilindrica, adattata alla forma scoscesa del terreno, con la via principale che collegava il centro religioso a quello civile. Infatti ad un’estremità si trova la Pieve, mentre nell’altra vi sono due palazzi in pietra, presumibilmente duecenteschi, ciascuno dei quali conserva al pianterreno una coppia di grandi portali con archi ogivali a ferro di cavallo. Il monumento più importante di Mensano è senza dubbio la già ricordata Pieve, dedicata a San Giovanni Battista, che costituisce un interessantissimo esempio di pieve romanica. Ricordata nella seconda metà del X secolo e attestata come Pieve dal 1171, fu eretta da maestranze pisane, come è suggerito da un’iscrizione in marmo, attualmente collocata presso il fianco destro della chiesa. Si tratta di una chiesa a tre navate, con la facciata stranamente inclinata rispetto all’asse, forse per renderla perpendicolare all’andamento della strada cui fa da fondale, e tre absidi, di cui le laterali comprese nello spessore del muro. Le tre navate, separate dal presbiterio da archi trasversali, sono divise da grosse colonne monolitiche, che vanno assottigliandosi verso l’alto e che recano capitelli , la cui decorazione plastica, riveste il motivo di maggior interesse della chiesa. Da notare anche l’uso in chiave bicroma dei materiali impiegati nel paramentro murario.
Notevolissima è la qualità dei quattordici capitelli, dalla complessa simbologia di ispirazione sacra, che ornano le colonne e semicolonne e che costituiscono il ciclo scultoreo romanico più importante del territorio senese, attribuiti al maestro pisano Bonamico, uno scultore attivo nella seconda metà del XII secolo che, secondo quanto ci è stato tramandato dalle fonti, sarebbe morto proprio mentre attendeva a questo lavoro, prima di aver avuto il tempo di completare l’intera serie. Questa tesi spiegherebbe il grande divario stilistico e tecnico esistente tra i vari capitelli
Sulla parete destra è stato scoperto nel 1951, durante il restauro della chiesa, un frammento di affresco raffigurante una Santa distesa nel sepolcro, con le mani poggiate in grembo; nella parte inferiore ndoveva esserci la figura di un altro Santo del quale oggi s’intravede solo un pezzetto di aureola. Sulla parete sinistra, accanto al portale maggiore, è un affresco staccato, raffigurante, secondo un’iconografia diffusissima nel ‘600, il Martiriodi San Sebastiano. Da notare anche l’acquasantiera a fusto con vasca a forma di galeone, databile al sec. XVII per la tipologia del vascello.

Cosa vedere a Casole

Casole d’Elsa
Brevi cenni storici – Casole d’Elsa, antico insediamento etrusco, come testimoniano le numerose tombe rinvenute, è un borgo collocato sul dorso di un colle che regala al visitatore una vista panoramica di grande suggestione. Nei secoli XI e XII, fu feudo dei Vescovi di Volterra. Passato nel 1260 sotto il dominio dei senesi, essendo una località di interesse strategico, per difenderlo dagli attacchi esterni, fu necessario successivamente erigere nuove fortificazioni. fra cui due torri rotonde sul lato orientale tuttora esistenti. Casole assunse così i connotati della “torre murata”, cioè circondata da mura conservate fino ad oggi. La cinta muraria dell’abitato di Casole ha una forma ovoidale, con una estensione dell’asse maggiore di circa 400 metri ed una larghezza di circa 130. Le due antiche porte di accesso adesso non esistono più; quella a nord prendeva il nome di Porta ai Frati; quella a sud, chiamata Porta Rivellino, è possibile vederla solo su vecchie foto fatte prima che andasse distrutta dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Sul lato orientale, invece, si conservano ancora due torri rotonde costruite nel 1481 da Francesco di Giorgio Martini, che ebbe l’incarico di rafforzare tutte le fortificazioni.

Cosa è possibile visitare a Casole d’Elsa
La Rocca (Piazza Luchetti, 1), oggi sede del Comune, è un fortilizio trecentesco considerato uno dei più importanti castelli valdelsani. Imponente massa quadrangolare, presenta una massiccia torre in pietra nell’angolo nord ovest ed un’altra più piccola che sporge in diagonale all’angolo opposto.  Ai lati della porta d’ingresso sono visibili alcune arciere ben conservate.
Il complesso ha però subito nel tempo numerosi rimaneggiamenti.Al suo interno, sono stati adibiti i locali della Pinacoteca d’Arte Viva, spazi dedicati all’arte dei ragazzi e loro punto di ritrovo. Nell’atrio comunale, inoltre, ogni 15 giorni, vengono organizzate mostre di pittura contemporanea di artisti senesi denominate “Mostre a Palazzo” che hanno grande risonanza in tutto il territorio. L’atrio della Rocca è aperto al pubblico tutti i giorni, compreso i festivi, dalle 8,30 alle 20,00 con ingresso gratuito.

 

Interno della rocca senese

 

La Chiesa di Santo Spirito (Via A. Casolani) al cui interno vi sono affreschi dei sec. XIV e XV.

Collegiata di Santa Maria Assunta (Piazza della Libertà, 1) in origine una Pieve in stile romanico consacrata nel 1161.
Al suo interno è possibile ammirare il Battistero con un cinquecentesco fonte battesimale; il Monumento funebre di B.Aringhieri , del primo decennio del Trecento ad opera dello scultore Marco Romano; Il Monumento funebre dello scultore trecentesco Gano di Fazio; l’opera pittorica di Alessandro Casolani dal Titolo “la Pietà e i Santi Andrea e Niccolò, documentata 1586-’87;frammenti pittorici di scuola duccesca; una pala in terracotta policromata invetriata di Giovanni della Robbia; numerose tele seicentesche di prestigiosi artisti (Pisani,Manetti,Volpi) ed altre ottocentesche (Ridolfi e Cassioli).

 

 

Chiostro

Chiesa di San Niccolò (Loc. San Niccolò ) Posta su una piccola altura a poche centinaia di metri da Casole, la Chiesa di San Niccolò è documentata fin da 1348. Al suo interno possiamo trovare affreschi di Vincenzo e Francesco Rustici e, sull’altare maggiore, una Madonna di scuola senese del trecento.

Interno della Pieve di San Niccolò

Il Museo Archeologico e di Arte Sacra (Piazza della Libertà) Diviso in due sezioni, conserva in quella archeologica diversi reperti rinvenuti in necropoli di periodo ellenistico (IV-II sec. A.C.), ceramiche ed urne cinerarie, mentre nella sezione di arte sacra raccoglie pitture e sculture realizzate dal sec.XIII al sec.XVI.

Madonna con bambino (scuola duccesca)

Cratere a colonnette  IV sec. a.c