Azienda Agricola Cielsereno

Azienda Agricola

CIELSERENO

 

Casole d’Elsa, near Siena, in Tuscany.

All’interno dei 60 ettari, completamente ristrutturato seguendo i canoni della tradizione toscana della fine degli anni 800, il bellissimo casale, con 6 appartamenti e un fienile con arredi moderni.

Vini rossi del Sangiovese e l’olio extravergine di oliva, questi i nostri  prodotti aziendali, hanno sempre seguito una coltivazione biologica, così hanno ricevuto la Certificazione Bio nel 2014.

 

Casole d’Elsa, near Siena, in Tuscany.

The red wines of Sangiovese and extra-virgin olive oil in company products have always followed a biological cultivation thus received the Bio Certification in 2014.
Within its 60 hectares, is a completely refurbished following the canons of the Tuscan tradition of the late 800, giving rise to 6 apartments and a barn with modern furnishings.

Az.Agricola CIELSERENO di Beatrice Pianigiani
Casole d’Elsa -SIENA- TOSCANA   MAPS

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Le Dolci e Salate Fantasie di Mamma Agnese

E’ un piccolo laboratorio nella frazione di Pievescola.

Piccolo ma determinato.

Basato sulla qualità e la freschezza, abbiamo ben chiaro come deve essere il nostro pane.  Grandi formati, lievitazione naturale da pasta madre e farina scelta della migliore qualità.

Mamma Agnese non vi prepara solo pane ma sforma delizie.

Le Delizie di Mamma Agnese, prodotti Artigianali di Nostra produzione.                                                                                    Pasticceria, Rosticceria, Pizzeria.

Aperto tutti i giorni ma….

Vi aspettiamo il Mercoledì ed il Sabato per farvi deliziare del nostro pane Lucano, naturalmente a lievitazione naturale.

Via dei Lavatoi II, 53031 Pievescola   MAPS

tel. 0577690058; cell. +0039 3389966848

 

 

 

 

Il Medioevo

Monumento di Bernardino Albertini ( Marco Romano)

Fra aristocrazia locale e dominio senese

Casole è attestata dai primi decenni del secolo XI come un importante castello dei vescovi di Volterra: essi ne mantennero il controllo, risiedendovi assai di frequente, fino alla metà del Duecento e vi promossero, fra l‘altro, l‘istituzione di una zecca. Un patto fra gli uomini di Casole e gli abitanti di Colle di Val d‘Elsa (novembre 1201) attesta una forte solidarietà politico-istituzionale fra le due comunità e documenta la nascita a Casole di un organismo comunale. Risalgono al 1208 i primi riferimenti all‘istituzione di due consoli di Casole, mentre, pochi anni più tardi, patti di castellanza legarono nuovamente le comunità di Colle e Casole, quest‘ultima rappresentata dalle figure di due rectores societatum. Nonostante un articolato privilegio imperiale di Federico II di Svevia (1224), che riconosceva e legittimava l‘ingerenza dei vescovi volterrani in merito alla nomina del rettore o dei consoli di Casole, così come di altre località valdelsane, alla metà del secolo il comune appare ormai compiutamente strutturato, con un podestà, un consiglio, un collegio di “anziani” e, si presume, già con una propria elaborazione statutaria. Nel corso del Duecento si fece progressivamente più forte l‘ingerenza del Comune di Siena sul castello di Casole, ove cittadini senesi ricoprirono ripetutamente la carica di podestà, mentre andava ormai declinando l‘autorità dei vescovi di Volterra, compromessa da una difficile situazione finanziaria. Dopo una momentanea occupazione fiorentina, Casole passò decisamente sotto il dominio senese in seguito alla vittoria di Montaperti (1260). Posta lungo importanti direttrici viarie di raccordo alla Francigena, in diocesi di Volterra e ad un tempo al confine del territorio senese con quello fiorentino, Casole fu sede dell‘antica pieve di Santa Maria Assunta, le cui prime attestazioni risalgono al secolo XI. La primitiva chiesa, ampliata e riconsacrata in forme solenni nel 1161, avrebbe conosciuto una sostanziale alterazione della struttura ed un ulteriore innalzamento ed ampliamento tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento. La chiesa ed il suo chiostro furono la sede prescelta per la stipula di atti di importanza saliente per la storia valdelsana. Nel corso dell‘ultimo ventennio del Duecento si distinsero in Casole alcuni rilevanti personaggi, riconducibili socialmente e patrimonialmente a lignaggi titolari di forme di dominazione signorile, esponenti di vertice dell‘aristocrazia ecclesiastica, interpreti d‘eccellenza di una cultura giuridica d‘élite frutto di studi di diritto canonico e civile, frequentatori a vario titolo della corte pontificia, ma sempre con ruoli di assoluto rilievo.

Accanto alla famiglia Andrei, fra i cui membri, oltre al giureconsulto Iacobus, va certamente menzionato Tommaso vescovo di Pistoia, si distinsero Bernardinus detto “Porrina” e Ranieri, entrambi discendenti di un Albertino e primi esponenti noti del lignaggio detto dei Porrini da Casole. Porrina fu stimato avvocato concistoriale, Ranieri si distinse come inviato pontificio di Niccolò IV e fu vescovo di Cremona per nomina di Bonifacio VIII, dal 1296 al 1312. Andrei e Porrini, legati al vescovo Ranieri II Ubertini di Arezzo, furono anche insigni committenti artistici: i primi si affidarono allo scultore senese Gano di Fazio, per la realizzazione del Monumento funebre per Tommaso d‘Andrea nella collegiata di Casole e della Testa del medesimo personaggio a ornamento del portale della chiesa di San Tommaso a Querceto (14) (in mostra è presente anche l‘antica campana proveniente da quella chiesa, (42). I secondi invece conobbero Marco Romano, cui furono legati da un sodalizio prestigioso e duraturo; lo scultore al seguito dei Porrini fu attivo e operante in Valdelsa: nella collegiata di Casole dove lasciò il Cenotaffio per Bernardino detto il Porrina e un Crocifisso (7), nella chiesa di Radi di Montagna (della quale si conserva la campana datata 1270 (41) nonché in Lombardia a Cremona, prima di giungere a Venezia nel secondo decennio del Trecento. Nel 1313, in occasione della discesa in Italia dell‘esercito di Arrigo VII di Lussemburgo e della concomitante rinascita delle velleità di potere ed autonomia che connotava in maniera peculiare le componenti aristocratiche di fede filo – imperiale e neo – ghibellina nei comuni toscani, Casole si ribellò al governo senese e accolse un‘importante guarnigione imperiale per iniziativa del dominus Ranieri, figlio di Porrina, appoggiato dalla fazione ghibellina del castello, cui anche gli Andrei appartenevano. L‘anno successivo, tuttavia, a seguito del sostanziale fallimento dell‘intervento di Enrico VII in Italia, trovò piena riconferma la subordinazione di Casole a Siena, come attesta un‘ampia ed articolata stipulazione fra i due Comuni (aprile 1314). Ranieri del Porrina, bandito con il figlio, fu esule a Pisa, roccaforte del ghibellinismo in Toscana.

Il periodo che segue vede Casole completamente sottomessa alla Repubblica senese. Ma nel 1554 le truppe fiorentine, con una cruenta battaglia (di cui si conserva in Palazzo Vecchio a Firenze  una pregevole illustrazione cinquecentesca di Giovanni Stradano), conquistano Casole e successivamente, cade l’intera Repubblica senese. Nel 1862, a seguito dell’Unità d’Italia, al nome di Casole viene aggiunto il toponimo d’Elsa per distinguerla dagli altri comuni omonimi presenti nel territorio italiano

LA CONSEGNA DELLE CHIAVI DI CASOLE  ALL’IMPERATORE ARRIGO VII DA PARTE DI RANIERI ALBERTINI

Casole nell’antichità

Il territorio dell‘attuale comune di Casole d‘Elsa, incastonato tra le prime propaggini delle Colline Metallifere, lambito dal corso dei fiumi Cecina ed Elsa e dal massiccio della Montagnola Senese, ha rappresentato fin dai primordi un luogo importante non solo per lo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche per l‘ubicazione lungo importanti vie di comunicazione tra le diverse zone della Toscana centro-occidentale e di penetrazione verso l‘interno. Le prime tracce sicure di stanziamento umano risalgono ad età neolitica, documentata dai rinvenimenti di industrie litiche su scheggia in varie località del territorio (Le Gabbra, Mensano e Lucciana), che testimoniano l‘inizio del processo di stanziamento sedentario nell‘area. Se l‘età del Bronzo, caratterizzata dall‘inizio dello sfruttamento delle risorse minerarie (rame) nell‘area delle Colline Metallifere, è poco attestata, l‘età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) assume caratteri più definiti: infatti oltre a materiali sporadici come un morso equino, un fodero di spada ed un fuso in bronzo, espressione della ricca aristocrazia, si trovano sul territorio piccoli nuclei di tombe a pozzetto, come il sepolcreto de Le Gabbra, scavato alla fine dell‘Ottocento dal marchese Bonaventura Chigi Zondadari. Con l‘orientalizzante (VII secolo a.C.) e soprattutto con l‘età arcaica (VI secolo a.C.) assistiamo alla nascita di piccoli potentati locali che abitano in fattorie sparse nel territorio e traggono ricchezza dalla feracità del suolo e dal controllo delle vie di comunicazione: estremamente significativo in questo senso il ritrovamento della tomba in località La Senese, che tra le altre cose ha restituito due affibbiagli di bronzo decorati a sbalzo con scena di lotta. A questo periodo, con una significativa continuità fino ad età classica (V prima metà IV secolo a.C.), sono da riferire anche i ritrovamenti in località Le Poggiola, Cerrecchia e Mucellena. Con l‘età ellenistica (seconda metà IV- inizio I secolo a.C.) è sempre più evidente il ruolo egemone del centro di Volterra.

Il territorio subisce una profonda ristrutturazione: le famiglie gentilizie, che hanno controllato l‘area nei secoli precedenti, perdono progressivamente importanza a fronte di una continua e sempre maggiore ascesa di un ceto medio, caratterizzato da nuclei sepolcrali di strutture ipogee a pianta semplice con corredo e suppellettile di produzione o imitazione volterrana: emblematico in questo senso il caso della necropoli di Orli, dove sono documentate oltre venti tombe a camera riferibili ad un nucleo abitativo da collocarsi, verosimilmente, nel luogo dove sorgerà l‘abitato medievale di Casole d‘Elsa. Il passaggio all‘età romana non sembra caratterizzato da traumi: infatti nonostante le vicende successive all‘assedio sillano di Volterra ed alle successive rappresaglie, la vita nel territorio sembra proseguire senza evidenti rotture, come dimostra la tomba a camera scavata in località Escaiole, dove il corredo testimonia il totale inserimento nella cultura materiale romana fortemente ancorata alla tradizione etrusca nel ricorso all‘utilizzo della struttura sepolcrale ipogea. La presenza di cisterne (come a Lucciana) o testimonianze sporadiche sparse nella parte valliva del territorio testimoniano infine l‘occupazione della campagna da parte della ricca aristocrazia: importante documento di questo fenomeno è l‘ara sepolcrale marmorea, di Marco Ulpio Epaphrodito, amministratore di alcune proprietà private dell‘imperatore Traiano, recentemente recuperata nella Collegiata di Santa Maria Assunta.

 

 

                                   D                     M

                                   M VLPIO AVG LIB EPAPHRO

                                 DITO PROQ RATIONIS

                                   PRIVATAE PROC PRAEDI

                                   [ORVM TI]BVR[TI]NORVM

                                         M(ARCO) VLPIO AVG(VSTI) LIB(ERTO)

                                          EPAPHRO/DITO PROQ(VAESTORI)

                                          RATIONIS/ PRIVATAE PROC(VRATORI)

                                       PRAEDI/ORVM TIBVRTINORVM

 

IL TERRITORIO DI CASOLE D’ELSA

Casole d’Elsa

Il territorio del Comune di Casole d’Elsa, è costituito prevalentemente da medie e basse colline a coltivazione di viti, olivi e cereali, dislocate lungo lo spartiacque che le separa dall’alta valle dell’Elsa, situata nella parte nord-occidentale della Provincia di Siena, a circa 34 km dal capoluogo. I punti di riferimento più salienti sono dati, in direzione nord-sud, dalle alture di Casole (418 m), di Querceto (333 m) e di Mensano (499 m). Dal punto di vista idrografico, la località è interessata essenzialmente dal corso di due torrenti, il Senna, che scorre a est di Casole e confluisce nel fiume Elsa poco a nord di Collalto e il torrente Sellate, che ha origine dalle pendici del Monte Pilleri a ovest di Casole e descrive un’ampia curva da sud a ovest, correndo per un certo tratto in direzione parallela al fiume Cecina, prima di confluirvi. Di notevole importanza ambientale sono da considerarsi i suoi boschi, costituiti dalla Foresta di Berignone e dai boschi della Montagnola Senese. Confina con i Comuni di Colle Val d’Elsa, Monteriggioni, Sovicille, Chiusdino, Radicondoli, Castelnuovo Val di Cecina e Volterra (da N. a W. seguendo il senso orario). Si estende per una superficie di Kmq 148,63.

L’attuale popolazione residente è di 4956 abitanti.
Il capoluogo è Casole D’Elsa.
Le Frazioni principali sono 5 e più precisamente Cavallano, Lucciana, Mensano, Monteguidi, Pievescola.

VEDUTA AEREA DEL CAPOLUOGO

Le distanze dai maggiori centri sono:
Siena 36 Km
Firenze 65,8 Km
Grosseto 90 Km
Arezzo 129 Km
Pisa 160 Km
Roma 276 Km

CASOLE D ELSA

 

 

Cosa vedere a Casole

Casole d’Elsa
Brevi cenni storici – Casole d’Elsa, antico insediamento etrusco, come testimoniano le numerose tombe rinvenute, è un borgo collocato sul dorso di un colle che regala al visitatore una vista panoramica di grande suggestione. Nei secoli XI e XII, fu feudo dei Vescovi di Volterra. Passato nel 1260 sotto il dominio dei senesi, essendo una località di interesse strategico, per difenderlo dagli attacchi esterni, fu necessario successivamente erigere nuove fortificazioni. fra cui due torri rotonde sul lato orientale tuttora esistenti. Casole assunse così i connotati della “torre murata”, cioè circondata da mura conservate fino ad oggi. La cinta muraria dell’abitato di Casole ha una forma ovoidale, con una estensione dell’asse maggiore di circa 400 metri ed una larghezza di circa 130. Le due antiche porte di accesso adesso non esistono più; quella a nord prendeva il nome di Porta ai Frati; quella a sud, chiamata Porta Rivellino, è possibile vederla solo su vecchie foto fatte prima che andasse distrutta dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Sul lato orientale, invece, si conservano ancora due torri rotonde costruite nel 1481 da Francesco di Giorgio Martini, che ebbe l’incarico di rafforzare tutte le fortificazioni.

Cosa è possibile visitare a Casole d’Elsa
La Rocca (Piazza Luchetti, 1), oggi sede del Comune, è un fortilizio trecentesco considerato uno dei più importanti castelli valdelsani. Imponente massa quadrangolare, presenta una massiccia torre in pietra nell’angolo nord ovest ed un’altra più piccola che sporge in diagonale all’angolo opposto.  Ai lati della porta d’ingresso sono visibili alcune arciere ben conservate.
Il complesso ha però subito nel tempo numerosi rimaneggiamenti.Al suo interno, sono stati adibiti i locali della Pinacoteca d’Arte Viva, spazi dedicati all’arte dei ragazzi e loro punto di ritrovo. Nell’atrio comunale, inoltre, ogni 15 giorni, vengono organizzate mostre di pittura contemporanea di artisti senesi denominate “Mostre a Palazzo” che hanno grande risonanza in tutto il territorio. L’atrio della Rocca è aperto al pubblico tutti i giorni, compreso i festivi, dalle 8,30 alle 20,00 con ingresso gratuito.

 

Interno della rocca senese

 

La Chiesa di Santo Spirito (Via A. Casolani) al cui interno vi sono affreschi dei sec. XIV e XV.

Collegiata di Santa Maria Assunta (Piazza della Libertà, 1) in origine una Pieve in stile romanico consacrata nel 1161.
Al suo interno è possibile ammirare il Battistero con un cinquecentesco fonte battesimale; il Monumento funebre di B.Aringhieri , del primo decennio del Trecento ad opera dello scultore Marco Romano; Il Monumento funebre dello scultore trecentesco Gano di Fazio; l’opera pittorica di Alessandro Casolani dal Titolo “la Pietà e i Santi Andrea e Niccolò, documentata 1586-’87;frammenti pittorici di scuola duccesca; una pala in terracotta policromata invetriata di Giovanni della Robbia; numerose tele seicentesche di prestigiosi artisti (Pisani,Manetti,Volpi) ed altre ottocentesche (Ridolfi e Cassioli).

 

 

Chiostro

Chiesa di San Niccolò (Loc. San Niccolò ) Posta su una piccola altura a poche centinaia di metri da Casole, la Chiesa di San Niccolò è documentata fin da 1348. Al suo interno possiamo trovare affreschi di Vincenzo e Francesco Rustici e, sull’altare maggiore, una Madonna di scuola senese del trecento.

Interno della Pieve di San Niccolò

Il Museo Archeologico e di Arte Sacra (Piazza della Libertà) Diviso in due sezioni, conserva in quella archeologica diversi reperti rinvenuti in necropoli di periodo ellenistico (IV-II sec. A.C.), ceramiche ed urne cinerarie, mentre nella sezione di arte sacra raccoglie pitture e sculture realizzate dal sec.XIII al sec.XVI.

Madonna con bambino (scuola duccesca)

Cratere a colonnette  IV sec. a.c