TRASPARENZA

In ottemperanza alla Legge 4 agosto 2017, n.124 – articolo 1, commi 125-129.

Adempimento degli obblighi di trasparenza e di pubblicità,

si rende  noto che la Pro Loco di Casole d’Elsa ha beneficiato dei seguenti contributi erogati dalle pubbliche Amministrazioni:

ANNO 2018

Soggetto erogante: AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CASOLE D’ELSA

Soggetto percipiente: Associazione Pro Loco Casole d’Elsa C.F 82003610522.

Contributo di Euro 15.000  per la gestione di tutte le attività di promozione e pubblico interesse concordate e patrocinate dalla Pubblica Amministrazione stessa.

Contributo erogato in due tranche: 1° quota Euro 12000,00 in data 04/07/2018. 2° quota Euro 3000,00 in data 14/12/2018

 

Soggetto erogante: CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA

Soggetto percipiente: Associazione Pro Loco Casole d’Elsa C.F 82003610522

Contributo di Euro 1304,34 ricevuto in data 12/12/2018 (L.R 17 settembre 2018, n. 52, “Interventi straordinari a favore delle associazioni pro loco”).

ANNO 2019

In ottemperanza alla Legge 4 agosto 2017, n.124 – articolo 1, commi 125-129.

Adempimento degli obblighi di trasparenza e di pubblicità,

 

Soggetto erogante: AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CASOLE D’ELSA

Soggetto percipiente: Associazione Pro Loco Casole d’Elsa C.F 82003610522.

Contributo di Euro 13.000  per la gestione di tutte le attività di promozione e pubblico interesse concordate e patrocinate dalla Pubblica Amministrazione stessa.

Contributo erogato in due tranche: 1° quota Euro 10.400,00 in data 02/08/2019. 2° quota Euro 2600,00 in data 31 luglio non ancora  percepita.

 

Soggetto erogante: CONSIGLIO REGIONALE DELLA TOSCANA

Soggetto percipiente: Associazione Pro Loco Casole d’Elsa C.F 82003610522

Contributo di Euro 1.053,25 ricevuto in data 09/12/2019 (L.R 17 settembre 2018, n. 52, “Interventi straordinari a favore delle associazioni pro loco”).

Il Medioevo

Monumento di Bernardino Albertini ( Marco Romano)

Fra aristocrazia locale e dominio senese

Casole è attestata dai primi decenni del secolo XI come un importante castello dei vescovi di Volterra: essi ne mantennero il controllo, risiedendovi assai di frequente, fino alla metà del Duecento e vi promossero, fra l‘altro, l‘istituzione di una zecca. Un patto fra gli uomini di Casole e gli abitanti di Colle di Val d‘Elsa (novembre 1201) attesta una forte solidarietà politico-istituzionale fra le due comunità e documenta la nascita a Casole di un organismo comunale. Risalgono al 1208 i primi riferimenti all‘istituzione di due consoli di Casole, mentre, pochi anni più tardi, patti di castellanza legarono nuovamente le comunità di Colle e Casole, quest‘ultima rappresentata dalle figure di due rectores societatum. Nonostante un articolato privilegio imperiale di Federico II di Svevia (1224), che riconosceva e legittimava l‘ingerenza dei vescovi volterrani in merito alla nomina del rettore o dei consoli di Casole, così come di altre località valdelsane, alla metà del secolo il comune appare ormai compiutamente strutturato, con un podestà, un consiglio, un collegio di “anziani” e, si presume, già con una propria elaborazione statutaria. Nel corso del Duecento si fece progressivamente più forte l‘ingerenza del Comune di Siena sul castello di Casole, ove cittadini senesi ricoprirono ripetutamente la carica di podestà, mentre andava ormai declinando l‘autorità dei vescovi di Volterra, compromessa da una difficile situazione finanziaria. Dopo una momentanea occupazione fiorentina, Casole passò decisamente sotto il dominio senese in seguito alla vittoria di Montaperti (1260). Posta lungo importanti direttrici viarie di raccordo alla Francigena, in diocesi di Volterra e ad un tempo al confine del territorio senese con quello fiorentino, Casole fu sede dell‘antica pieve di Santa Maria Assunta, le cui prime attestazioni risalgono al secolo XI. La primitiva chiesa, ampliata e riconsacrata in forme solenni nel 1161, avrebbe conosciuto una sostanziale alterazione della struttura ed un ulteriore innalzamento ed ampliamento tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento. La chiesa ed il suo chiostro furono la sede prescelta per la stipula di atti di importanza saliente per la storia valdelsana. Nel corso dell‘ultimo ventennio del Duecento si distinsero in Casole alcuni rilevanti personaggi, riconducibili socialmente e patrimonialmente a lignaggi titolari di forme di dominazione signorile, esponenti di vertice dell‘aristocrazia ecclesiastica, interpreti d‘eccellenza di una cultura giuridica d‘élite frutto di studi di diritto canonico e civile, frequentatori a vario titolo della corte pontificia, ma sempre con ruoli di assoluto rilievo.

Accanto alla famiglia Andrei, fra i cui membri, oltre al giureconsulto Iacobus, va certamente menzionato Tommaso vescovo di Pistoia, si distinsero Bernardinus detto “Porrina” e Ranieri, entrambi discendenti di un Albertino e primi esponenti noti del lignaggio detto dei Porrini da Casole. Porrina fu stimato avvocato concistoriale, Ranieri si distinse come inviato pontificio di Niccolò IV e fu vescovo di Cremona per nomina di Bonifacio VIII, dal 1296 al 1312. Andrei e Porrini, legati al vescovo Ranieri II Ubertini di Arezzo, furono anche insigni committenti artistici: i primi si affidarono allo scultore senese Gano di Fazio, per la realizzazione del Monumento funebre per Tommaso d‘Andrea nella collegiata di Casole e della Testa del medesimo personaggio a ornamento del portale della chiesa di San Tommaso a Querceto (14) (in mostra è presente anche l‘antica campana proveniente da quella chiesa, (42). I secondi invece conobbero Marco Romano, cui furono legati da un sodalizio prestigioso e duraturo; lo scultore al seguito dei Porrini fu attivo e operante in Valdelsa: nella collegiata di Casole dove lasciò il Cenotaffio per Bernardino detto il Porrina e un Crocifisso (7), nella chiesa di Radi di Montagna (della quale si conserva la campana datata 1270 (41) nonché in Lombardia a Cremona, prima di giungere a Venezia nel secondo decennio del Trecento. Nel 1313, in occasione della discesa in Italia dell‘esercito di Arrigo VII di Lussemburgo e della concomitante rinascita delle velleità di potere ed autonomia che connotava in maniera peculiare le componenti aristocratiche di fede filo – imperiale e neo – ghibellina nei comuni toscani, Casole si ribellò al governo senese e accolse un‘importante guarnigione imperiale per iniziativa del dominus Ranieri, figlio di Porrina, appoggiato dalla fazione ghibellina del castello, cui anche gli Andrei appartenevano. L‘anno successivo, tuttavia, a seguito del sostanziale fallimento dell‘intervento di Enrico VII in Italia, trovò piena riconferma la subordinazione di Casole a Siena, come attesta un‘ampia ed articolata stipulazione fra i due Comuni (aprile 1314). Ranieri del Porrina, bandito con il figlio, fu esule a Pisa, roccaforte del ghibellinismo in Toscana.

Il periodo che segue vede Casole completamente sottomessa alla Repubblica senese. Ma nel 1554 le truppe fiorentine, con una cruenta battaglia (di cui si conserva in Palazzo Vecchio a Firenze  una pregevole illustrazione cinquecentesca di Giovanni Stradano), conquistano Casole e successivamente, cade l’intera Repubblica senese. Nel 1862, a seguito dell’Unità d’Italia, al nome di Casole viene aggiunto il toponimo d’Elsa per distinguerla dagli altri comuni omonimi presenti nel territorio italiano

LA CONSEGNA DELLE CHIAVI DI CASOLE  ALL’IMPERATORE ARRIGO VII DA PARTE DI RANIERI ALBERTINI

La corsa

Il Palio di Casole d’Elsa è una corsa di cavalli, montati a pelo da fantini, che si svolge ogni anno la seconda domenica di luglio alle ore 19,00 in onore di San Isidoro. Le sue origini non sono certe. Il Palio più antico conservato risale al 1871, ma è ragionevole ipotizzare che la tradizione di questo Palio di campagna sia molto più antica
La corsa viene effettuata, cavalcando a pelo, su un’apposita pista in terra battuta, lunga ca.950 mt. lineari, che ha la peculiare caratteristica di svilupparsi in salita e che, quindi, rende la gara particolarmente impegnativa sia per i cavalli che per i fantini. E’ un palio definito alla “romana” o “palio lungo” cioè che ha un punto di partenza diverso da quello di arrivo e quindi non circolare come il Palio di Siena. La settimana prima del Palio è caratterizzata da serate di feste e cene nelle contrade.
Le contrade che vi partecipano sono 6 e corrispondono a precise divisioni territoriali: Rivellino, Pievalle, Campagna, Il Merlo, Cavallano, Monteguidi. Ogni contrada ha colori propri ed uno stemma che la identifica. E’ regolamentata da uno statuto, guidata da un Capitano e rappresentata da un Presidente.
Uno specifico Regolamento approvato dal Consiglio Comunale disciplina tutte le procedure relative alla manifestazione, affidando al Consiglio del Palio la gestione dell’organizzazione della corsa e di tutte le fasi che la precedono.

La storia del Palio

Il Palio di Casole fa parte di una tradizione storico culturale ormai radicata e consolidata da secoli nel territorio della provincia di Siena. Questa manifestazione rievoca, infatti, circostanze, usi, costumi e modi di essere della gente della campagna toscana di metà ‘800, periodo al quale risalgono le testimonianze certe, anche se le origini potrebbero avere radici più remote.
I festeggiamenti, che si concludevano con una corsa di cavalli, avvenivano annualmente, in onore di Sant’Isidoro, santo contadino, per rafforzare la vocazione agricola del territorio comunale.
Il Palio veniva disputato dalle più importanti tenute agricole di allora (Scheggi, D’Albertis, Querceto, Monteguidi, La Pergola, ecc.) che rappresentavano in effetti tutto il territorio.
La manifestazione che aveva la sua continuità, si interruppe alla fine degli anni sessanta, in conseguenza dello spopolamento delle campagne per una forte migrazione verso le industriose città confinanti.
Tuttavia, nella gente rimasta, lo spirito della tradizione non era mai sopito e nel 1976 il paese ritrovò nuove energie che riuscirono a dare nuova vita alla antica tradizione del Palio.
Di fronte ad una mutata realtà sociale, nacque anche un nuovo regolamento e le fattorie vennero sostituite da nuove entità, che rappresentavano porzioni precise del territorio comunale. Nacquero così le contrade di Rivellino, Pievalle, Il Merlo, Cavallano, Monteguidi e Casole Campagna. Da lì in poi il Palio ha riacquistato la continuità che si era interrotta per circa venti anni e si è caratterizzato per una crescente partecipazione della popolazione, che ha riabbracciato con grande entusiasmo la vecchia tradizione.
Oggi le contrade sono ben inserite nel tessuto sociale casolese, ben strutturate e svolgono un’attività che va oltre i giorni della festa, anche se trovano la sua massima espressione nel momento della lotta per la conquista del dipinto.

Le sei contrade

 

 

CASOLE CAMPAGNA

Colore di rappresentanza: Arancione

Capitano: Antonio Tramonte

Presidente: Marco Maffei

Palii vinti: 3

Casole Campagna è senza dubbio la contrada più grande, sia dal punto di vista territoriale che da quello di numero di contradaioli. Comprende, appunto, tutta la campagna circostante il Paese, come le zone “La Corsina” e gli “Orli”.

I palii vinti risalgono agli anni 1988, 1999 e al palio straordinario del 2011, tenutosi in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Il “cencio”, dipinto da i ragazzi della scuola media Arnolfo di Cambio di Casole d’Elsa, è stato conquistato con il cavallo Intiveddau e il fantino Luca Minisini.

 

CAVALLANO

Colore di rappresentanza: Bianco e Verde

Capitano: Franco Bianciardi

Presidente: Enrico Signorini

Palii vinti: 5

Cavallano è una delle contrade più antiche, anche se le vittorie risalgono maggiormente a tempi recenti (dal 2000 ha ottenuto 4 vittorie). Il suo territorio interessa, appunto, la frazione Cavallano, poco distante dal Paese.

I palii vinti risalgono agli anni 1983, 2001, 2006, 2010 e l’ultimo nel 2014. Il “cencio”, dipinto da Renato Ferretti, è andato alla contrada Cavallano grazie all’accoppiata cavallo-fantino Narcisco -Simone Mereu.

 IL MERLO

Colore di rappresentanza: Bianco e Nero

Capitano: Francesco Giuliani

Presidente: Jonathan Marranci

Palii vinti: 6

Il Merlo è una delle tre contrade nate dopo il 1976. Infatti, in questo anno, la contrada Cavallano subì una divisione, appunto, in Cavallano (stesso) ed una nuova contrada Il Merlo.

Occupa la frazione omonima Il Merlo, confinante con la frazione Cavallano, da qui nasce la grande rivalità.

I palii vinti risalgono agli anni 1978, 1990, 1995, 1997, 2002 e l’ultimo nel 2012. Il “cencio” è stato dipinto da Giuseppe Ciani ed è stato conquistato con il cavallo Nottifrimmesmai e il fantino Angelo De Pau.

MONTEGUIDI

Colore di rappresentanza: Giallo e Bianco

Capitano: Andrea Pieragnoli

Presidente: Ivan Ceccherini

Palii vinti: 7

Monteguidi è una delle contrade più antiche nella tradizione del Palio, presente anche come tenuta agricola negli anni del 1800.

Il suo territorio interessa la frazione Monteguidi appunto, distante circa 10 km dal Paese.

I palii vinti risalgono agli anni 1982, 1987, 1991, 1998, 2004, 2009 e l’ultimo, dipinto da Cecilia Rigacci nel 2017,  con il cavallo mezzosangue Quan King montato dal  fantino Jacopo Pacini

 

PIEVALLE

Colore di rappresentanza: Giallo e Rosso

Capitano: Bruno Gazzei

Presidente: Andrea Canocchi

Palii vinti: 6

Pievalle è una delle contrade più recenti, nata nel 1984, dopo la divisione di Casole Paese in Pievalle e Rivellino e da qui nasce, infatti, la grande rivalità fra le due contrade. Il suo territorio comprende la parte più a nord del Paese, partendo da Via Roma fino a metà Via Casolani.

I palii vinti risalgono agli anni 1992, 1994, 2003, 2005, 2007 e l’ultimo nel 2013. Il “cencio”, realizzato da Paola Imposimato, è stato vinto grazie al cavallo Narcisco e il fantino Simone Mereu.

 

RIVELLINO

Colore di rappresentanza: Rosso e Nero

Capitano: Mirco Berti

Presidente: Marco Socci

Palii vinti: 10

Rivellino è una delle contrade più recenti nata dalla divisione di Casole Paese nel 1984. La sua più grande rivale è la contrada delle Pievalle, confinante con il suo territorio; esso infatti prende la parte sud del Paese, dalla Località La Concia fino a metà Via Casolani..

I palii vinti risalgono agli anni 1985, 1986, 1989, 1993, 1996, 2000, 2008, 2011, 2015 e l’ultimo nel 2016 con il cavallo Narcisco montato da Simone Mereu.

Casole nell’antichità

Il territorio dell‘attuale comune di Casole d‘Elsa, incastonato tra le prime propaggini delle Colline Metallifere, lambito dal corso dei fiumi Cecina ed Elsa e dal massiccio della Montagnola Senese, ha rappresentato fin dai primordi un luogo importante non solo per lo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche per l‘ubicazione lungo importanti vie di comunicazione tra le diverse zone della Toscana centro-occidentale e di penetrazione verso l‘interno. Le prime tracce sicure di stanziamento umano risalgono ad età neolitica, documentata dai rinvenimenti di industrie litiche su scheggia in varie località del territorio (Le Gabbra, Mensano e Lucciana), che testimoniano l‘inizio del processo di stanziamento sedentario nell‘area. Se l‘età del Bronzo, caratterizzata dall‘inizio dello sfruttamento delle risorse minerarie (rame) nell‘area delle Colline Metallifere, è poco attestata, l‘età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) assume caratteri più definiti: infatti oltre a materiali sporadici come un morso equino, un fodero di spada ed un fuso in bronzo, espressione della ricca aristocrazia, si trovano sul territorio piccoli nuclei di tombe a pozzetto, come il sepolcreto de Le Gabbra, scavato alla fine dell‘Ottocento dal marchese Bonaventura Chigi Zondadari. Con l‘orientalizzante (VII secolo a.C.) e soprattutto con l‘età arcaica (VI secolo a.C.) assistiamo alla nascita di piccoli potentati locali che abitano in fattorie sparse nel territorio e traggono ricchezza dalla feracità del suolo e dal controllo delle vie di comunicazione: estremamente significativo in questo senso il ritrovamento della tomba in località La Senese, che tra le altre cose ha restituito due affibbiagli di bronzo decorati a sbalzo con scena di lotta. A questo periodo, con una significativa continuità fino ad età classica (V prima metà IV secolo a.C.), sono da riferire anche i ritrovamenti in località Le Poggiola, Cerrecchia e Mucellena. Con l‘età ellenistica (seconda metà IV- inizio I secolo a.C.) è sempre più evidente il ruolo egemone del centro di Volterra.

Il territorio subisce una profonda ristrutturazione: le famiglie gentilizie, che hanno controllato l‘area nei secoli precedenti, perdono progressivamente importanza a fronte di una continua e sempre maggiore ascesa di un ceto medio, caratterizzato da nuclei sepolcrali di strutture ipogee a pianta semplice con corredo e suppellettile di produzione o imitazione volterrana: emblematico in questo senso il caso della necropoli di Orli, dove sono documentate oltre venti tombe a camera riferibili ad un nucleo abitativo da collocarsi, verosimilmente, nel luogo dove sorgerà l‘abitato medievale di Casole d‘Elsa. Il passaggio all‘età romana non sembra caratterizzato da traumi: infatti nonostante le vicende successive all‘assedio sillano di Volterra ed alle successive rappresaglie, la vita nel territorio sembra proseguire senza evidenti rotture, come dimostra la tomba a camera scavata in località Escaiole, dove il corredo testimonia il totale inserimento nella cultura materiale romana fortemente ancorata alla tradizione etrusca nel ricorso all‘utilizzo della struttura sepolcrale ipogea. La presenza di cisterne (come a Lucciana) o testimonianze sporadiche sparse nella parte valliva del territorio testimoniano infine l‘occupazione della campagna da parte della ricca aristocrazia: importante documento di questo fenomeno è l‘ara sepolcrale marmorea, di Marco Ulpio Epaphrodito, amministratore di alcune proprietà private dell‘imperatore Traiano, recentemente recuperata nella Collegiata di Santa Maria Assunta.

 

 

                                   D                     M

                                   M VLPIO AVG LIB EPAPHRO

                                 DITO PROQ RATIONIS

                                   PRIVATAE PROC PRAEDI

                                   [ORVM TI]BVR[TI]NORVM

                                         M(ARCO) VLPIO AVG(VSTI) LIB(ERTO)

                                          EPAPHRO/DITO PROQ(VAESTORI)

                                          RATIONIS/ PRIVATAE PROC(VRATORI)

                                       PRAEDI/ORVM TIBVRTINORVM

 

IL TERRITORIO DI CASOLE D’ELSA

Casole d’Elsa

Il territorio del Comune di Casole d’Elsa, è costituito prevalentemente da medie e basse colline a coltivazione di viti, olivi e cereali, dislocate lungo lo spartiacque che le separa dall’alta valle dell’Elsa, situata nella parte nord-occidentale della Provincia di Siena, a circa 34 km dal capoluogo. I punti di riferimento più salienti sono dati, in direzione nord-sud, dalle alture di Casole (418 m), di Querceto (333 m) e di Mensano (499 m). Dal punto di vista idrografico, la località è interessata essenzialmente dal corso di due torrenti, il Senna, che scorre a est di Casole e confluisce nel fiume Elsa poco a nord di Collalto e il torrente Sellate, che ha origine dalle pendici del Monte Pilleri a ovest di Casole e descrive un’ampia curva da sud a ovest, correndo per un certo tratto in direzione parallela al fiume Cecina, prima di confluirvi. Di notevole importanza ambientale sono da considerarsi i suoi boschi, costituiti dalla Foresta di Berignone e dai boschi della Montagnola Senese. Confina con i Comuni di Colle Val d’Elsa, Monteriggioni, Sovicille, Chiusdino, Radicondoli, Castelnuovo Val di Cecina e Volterra (da N. a W. seguendo il senso orario). Si estende per una superficie di Kmq 148,63.

L’attuale popolazione residente è di 4956 abitanti.
Il capoluogo è Casole D’Elsa.
Le Frazioni principali sono 5 e più precisamente Cavallano, Lucciana, Mensano, Monteguidi, Pievescola.

VEDUTA AEREA DEL CAPOLUOGO

Le distanze dai maggiori centri sono:
Siena 36 Km
Firenze 65,8 Km
Grosseto 90 Km
Arezzo 129 Km
Pisa 160 Km
Roma 276 Km

CASOLE D ELSA